Ultimo capitolo della guida Business 2.0 di Daniele Bogiatto: CAPITOLO 6 – IL VARCO PER LE PMI
6.1 – Web 1.0 e Web 2.0
La fine del controllo e l’inizio della partecipazione.
Questo è il giusto approccio.
Molto è stato scritto per quanto riguarda tecnologia e il potere dei consumatori nel prendere il controllo della comunicazione e nel supportare tramite delle informazioni libere la loro procedura di acquisto.
L’errore in cui si può cadere con l’avvento del web 2.0 è che i consumatori possano in futuro escludere la comunicazione erogata dalle società.
E’ un errore, almeno se preso in assoluto.
Oggi ogni navigatore, consumatore, cliente ha disponibile una quantità di informazioni enorme, tutte facilmente ricercabili e continuamente aggiornate. Su queste informazioni può effettuare le sue di acquisto.
Attenzione però.
Proprio l’enorme quantità di informazioni manda in tilt il processo decisionale e il navigatore tenderà alla fine a fare gli acquisti d’impulso.
Ecco che la società congruente, trasparente e fedele ai propri valori verrà comunque ascoltata; anzi ad un certo punto se i segnali continuano ad essere coerenti con il messaggio essa stessa diventerà la fonte di informazione affidabile e prioritaria.
Alcune società di rilievo mondiale, e ancora -purtroppo- troppo poche italiane, sono entusiaste di avere oggi la grande possibilità di approfondire, studiare e comprendere la conoscenza dei loro consumatori, dei loro clienti.
Queste le rende più inclini a non basare più le loro scelte su ricerche di mercato, su campioni di consumatori, su ricerche difficili e strategie di marketing tradizionali che in confronto a questi strumenti risultano assolutamente superficiali.
Le società che comprendono che è finita l’era del controllo ed è iniziata l’era della partecipazione potranno contare su di un potere molto, molto più vasto di quelle a cui erano abituate prima.
La difficoltà che stanno incontrando è determinata dal fatto che per prendere qualcosa di nuovo bisogna lasciare andare il vecchio.
Per la mia esperienza attuale, sviluppata in questi anni con grandi, medie e piccole aziende a livello nazionale, questa modalità incute timore.
Ciò che risulta chiaro a pochi è che la paura è determinata dalla non conoscenza.
Le società che non investiranno nella loro formazione mentale e di approccio psicologico del mercato e non sceglieranno i nuovi partner, consulenti e società di supporto hanno alte possibilità di fallire nel prossimo periodo.
Facciamo insieme un esempio preciso.
Parliamo del successo dei blog rispetto ai siti istituzionali o personali.
Questo è un segnale preciso che ci avverte in maniera concreta quanto l’ 1.0 sia perdente rispetto al 2.0
In prima battuta sembrerebbe che il blog sia semplicemente uno spazio individuale (o aziendale) simile al sito istituzionale dove si possono esporre le proprie idee e opinioni, oppure dove poter raccontare la propria storia a tutto il mondo.
Solo che il sito personale o aziendale richiede degli skill di programmazione che la maggior parte degli utenti non ha, e sui quali le aziende devono comunque investire delle somme di denaro a volte importanti.
Il blog nasce invece come servizio attivabile su di una piattaforma preconfezionata, un passaggio semplice anche per i neofiti.
Anche se dobbiamo attivare qualcosa di professionale questo richiede comunque degli investimenti molto, molto contenuti.
Inoltre, il blog è un’interazione diretta o indiretta con i clienti, aggiornato e stimolante da seguire.
Bisogna però riuscire a vedere l’opportunità sotto il giusto punto di vista.
Come sempre quando si verificano dei cambiamenti grandi e radicali si aprono delle nuove opportunità.
Come abbiamo visto le grandi aziende,i grandi marchi stanno reagendo lentamente a queste innovazioni e anche chi cerca di abbozzare i cambiamenti non sa esattamente come fare.
Non si tratta di avere molto denaro da investire, si tratta di sapere cosa fare.
Inoltre le tradizionali società di pubblicità e di marketing non hanno iniziato ancora a convertire il loro sapere nel nuovo mondo e quindi non possono essere di supporto come prima.
Al contempo le società di web marketing propongono modelli 1.0, vecchi e datati che non ottengono i risultati richiesti.
I professionisti 2.0 sono pochi e pochi sono quelli che hanno ottenuto risultati concreti e dimostrabili.
La grande onda di professionisti arriverà da eBay.
Qui sono presenti gli unici professionisti che sin sono fatti le ossa negli ultimi sei anni nell’unico ecommerce 2.0
Sono abituati a questa mentalità, sono nel 2.0 sin da quando sono nati!
Ecco che quindi si apre un varco enorme per le PMI.
Dove le grandi aziende sono lente, fanno resistenza e nella migliore delle ipotesi non sanno cosa fare le PMI possono essere rapide, flessibili e pronte a sfruttare le potenzialità dl mercato.
Inoltre queste opportunità non necessitano di grandi cifre e questo rende adatto il modello di sviluppo all’americana. Poter realizzare un impero partendo dal nulla.
Aggiungiamo il fatto che nel web 2.0 la base valoriale è fondamentale.
Sta finendo l’era del più scaltro, del più furbo, del profitto sopra tutto e tutti.
Aziende oneste, professionisti validi, commercianti che hanno a cuore il cliente hanno oggi una marcia in più rispetto a prima. Finalmente è possibile l’abbinata “valori-profitto” dove il consumAttore riconosce, gratificandolo, chi corrisponde veramente al messaggio trasmesso.
E chi non mantiene questa regola viene espulso dal mercato.
Ecco che quindi, come dicevo, si apre un varco importante nel quale una piccola azienda, un commerciante di una piccola città, un professionista valido ma poco conosciuto possono raggiungere una caratura nazionale.
La media impresa può ambire a diventare un brand importante, a competere con i colossi.
Sino a quando?
Penso che questo varco rimarrà aperto per qualche anno, le grandi aziende non potranno chiudere gli occhi per molto tempo e prima o poi cercheranno di chiuderlo; modificheranno il loro atteggiamento, si prepareranno diversamente, chiuderanno collaborazioni con i nuovi professionisti del marketing.
Se poi le stesse società leader del marketing tradizionale e i mass media importanti decideranno di modificare il loro atteggiamento e di portare le loro esperienza nel nuovo mondo, allora i tempi potranno essere molto più rapidi.
“OLTRE 16.500 ITALIANI VIVONO DI EBAY
I risultati di un’indagine condotta da Research International per conto di eBay.it mostrano come Internet stia cambiando il mercato del lavoro in Italia. In due anni è più che raddoppiato il numero di italiani che traggono da eBay la loro fonte di reddito.
In un’epoca in cui in Italia si fatica a trovare lavoro attraverso i canali tradizionali, c’è chi lo crea non solo per sé, ma anche per
gli altri grazie a Internet.
Lo dimostrano i risultati di un’indagine condotta da Research International per conto di eBay.it, dalla quale emerge che attualmente oltre 16.500 italiani hanno una fonte di reddito primaria o secondaria derivante dalla propria attività di vendita su eBay (14.500) o dall’essere dipendenti di un’impresa che opera su eBay (2.000).
Confrontando lo stesso dato con la ricerca analoga del 2006 risulta che il numero degli italiani che vivono delle vendite su eBay è cresciuto di oltre il 100%, passando da 8.033 a oltre 16.500 in soli 2 anni.
L’indagine ha rilevato che all’interno della numerosa Community eBay la presenza delle PMI italiane sta crescendo a tassi record – oltre 223% in più rispetto al 2006.
Circa 4.500 imprese individuali e ben 2.000 PMI con dipendenti traggono dalle vendite su eBay la loro prima o seconda fonte di ricavi. Il 17% dei proprietari delle PMI (circa 1.000 persone) ha addirittura lasciato la propria occupazione per potersi dedicare a tempo pieno alla nuova attività imprenditoriale su eBay.
I risultati indicano inoltre l’impatto positivo dell’ecommerce sull’occupazione nelle PMI: oltre ai 2.000 collaboratori che vengono già impiegati dalle imprese con dipendenti per supportare l’attività di vendita su eBay, circa 1 su 3 delle 4.500 imprese individuali prevede di assumere personale nei prossimi due anni.
L’indagine evidenzia anche una serie di vantaggi che l’attività di vendita su eBay porta ai venditori: aumento dei volumi di vendita (per il 47%), raggiungimento di acquirenti internazionali (per il 43%), miglioramento della redditività (per il 27%).
Per i privati, l’attività delle vendite occasionali su eBay rappresenta nella maggioranza dei casi circa un quarto delle entrate, contribuendo a rafforzare significativamente le entrate familiari.
Tra le categorie di vendita maggiormente rappresentate dagli imprenditori intervistati spiccano Audio/TV/Elettronica (il 21%), informatica e palmari (il 20%), abbigliamento e accessori (il 17%) e Auto/moto/scooter (il 17%).
Leonardo Costa, Responsabile Area Venditori eBay.it : “Questa indagine conferma che eBay rappresenta una valida opportunità sia per le PMI italiane che desiderano aumentare il fatturato o rivolgersi ad acquirenti internazionali, sia per i privati che possono generare, vendendo su eBay, ulteriori entrate per il loro bilancio familiare.”
Conclusione finale
Un grande cambiamento incute paura, è normale.
“Un giorno la paura si presento alla porta e bussò; coraggio andò ad aprire e si accorse che non c’era nessuno. Decise quindi di uscire per un passeggiata in una bellissima giornata che risplendeva del sole della conoscenza”.





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